Terrorismo e mafia: la Repubblica assediata
In questi ottant'anni la nostra Repubblica ha dovuto contrastare molte forze che hanno provato a distruggerla.
La storia della Repubblica non è solo quella delle sue promesse e delle sue conquiste, ma anche quella delle minacce che l’hanno accompagnata fin dall’inizio. Attorno a tali aspetti ruota la terza sezione del volume 3/2026 di MicroMega, dedicato agli ottant’anni che ci separano da quel 2 giugno del 1946 in cui cittadini e cittadine scelsero la Repubblica.
Alessandra Dino e Francesco Petruzzella ricostruiscono il filo che lega mafia, violenza politica e zone grigie dello Stato, mostrando come l’assedio alla democrazia repubblicana non sia stato episodico, ma una costante carsica della sua storia.
Anche la transizione dal fascismo alla democrazia, come mostra Davide Conti, fu segnata da una sostanziale continuità: uomini compromessi con il regime e colpevoli di crimini gravissimi furono reintegrati nei gangli dello Stato, contribuendo a rendere incompiuta la cesura con il passato.
Su questa mancata resa dei conti si innesta, nel lungo periodo, la traiettoria ricostruita da Piero Ignazi che conduce dalla sopravvivenza del neofascismo nel dopoguerra alla sua piena legittimazione politica odierna.
Ma l’assedio alla Repubblica passa anche attraverso la memoria o, meglio, attraverso la sua erosione. Francesco Filippi mostra come il progressivo affievolirsi del riferimento alla Repubblica antifascista e la sua sostituzione con registri più neutri o identitari non sia solo una trasformazione linguistica, ma un mutamento politico e culturale profondo.
Rileggere queste linee di frattura significa riconoscere che la Repubblica non è stata soltanto costruita, ma anche continuamente insidiata. E che la sua tenuta, ieri come oggi, non può mai essere data per acquisita.


